La testimonianza di chi torna da un viaggio nella povertà suscita il desiderio di partire


DI GIADA DENTI
 

Guardavo le lacrime sul viso di Francesca… le segnavano il volto, scorrevano mentre mi raccontava della sua esperienza in Etiopia… malinconia forse, e tanta voglia di non dimenticare e di condividere. Mi parlava degli intensi colori di una terra “quasi” dimenticata dal mondo, di una popolazione che vive nella miseria con “dignità” e di come sentisse il suo cuore battere all’unisono con il cuore africano! In quel preciso momento mi dissi:  “anch’io un giorno lo farò”.

Ed eccomi qui qualche mese dopo a scrivere della mia esperienza etiope, per condividerla e per dare  testimonianza. Capisco solo adesso quelle lacrime, la sofferenza, la frustrazione e ho la triste consapevolezza che qualsiasi parola, aggettivo usato non può e non potrà mai rendere l’idea di ciò che si vede e vive in quei posti appartenenti agli ultimi della terra.

La mia mente occidentale civilizzata pensava di essere preparata a tutto, beh, non sapete quanto mi sbagliavo!

 


 

Non ero per niente preparata a vedere bambini della stessa età dei miei nipotini camminare a piedi nudi, con dei vestiti (quando li avevano) ridotti a brandelli che coprivano a malapena quei corpicini a volte scheletrici o con il ventre gonfio a dismisura, dovuto alla malnutrizione… Bambini che all’età di 2-3 anni si prendono cura dei fratellini più piccoli portandoli in spalla per ore, tutti i giorni. Bambini che già a 4 anni sono come adulti che lavorano, sono mandriani, agricoltori, a volte “schiavi”. Donne che vengono caricate come muli e lavorano per ore ed ore senza mai fermarsi e in condizioni che in Italia non si riservano nemmeno alle bestie.

Potrei continuare penso per ore, ma preferisco fermarmi e parlare dell’unico aspetto positivo e dell’unica cosa che di buono e umano ho riscontrato in Etiopia: Il lavoro dell’Associazione Onlus Centro aiuti per l’Etiopia che svolge grazie alle donazioni dei generosissimi benefattori e volontari, ma anche grazie alla volontà di un uomo semplice la cui unica priorità è il bene degli innocenti: Roberto Rabattoni. 

Ho visto personalmente tanti progetti realizzati dal Centro aiuti per l’Etiopia e tanti in costruzione: la scuola per 4.500 studenti e l’ospedale di Soddo (una struttura degna di essere chiamata OSPEDALE), i laboratori di artigianato che daranno lavoro a 120 donne bisognose salvando così 120 famiglie, i pozzi e soprattutto il progetto donna; un progetto “invisibile”, ma che ha un effetto importantissimo. Ridando la vita ad una donna affetta dal prolasso uterino, si ridà ai figli la propria madre salvandoli dal possibile abbandono da parte del padre, che credetemi, non è così improbabile che succeda.



 

Le  ADOZIONI a DISTANZA, essenziali per ridare a tanti bambini e adolescenti  la possibilità di andare a scuola e la possibilità di  sorridere al futuro rimanendo con la propria famiglia nella propria terra, ma anche le ADOZIONI GIURIDICHE  che danno la possibilità a bambini soli,che hanno perso i loro genitori o peggio che sono stati abbandonati, di avere una famiglia, una vita “nuova” qui in Italia. 

Accanto al logo dell’Associazione si leggono queste parole: “per ridare SPERANZA”. Capisco solo adesso la vera essenza di queste parole. Nei momenti di sconforto, nei momenti in cui mi sentivo impotente perché avrei voluto salvarli TUTTI ma non potevo e mi chiedevo a cosa servisse mai tutto questo: ne aiuti uno e altri cento hanno bisogno.

Le parole di un uomo fantastico che stimo moltissimo mi hanno aiutato e mi hanno fatto riflettere: “Sii felice di aiutarne anche solo UNO di essi; uno che riesce a sorridere per una felpina nuova che gli hai regalato, o le scarpine, o un pezzo di pane … Sii felice di aver donato loro con un piccolo gesto la SPERANZA, non quella che illude, ma che li aiuta e li accompagna dall’alba al tramonto. La speranza che li tiene per mano e da la forza di andare avanti insieme alla fede. La speranza che deriva dalla certezza che qualcuno si sta occupando di loro!!!”

A questo servono i progetti, le donazioni, i viaggi e il lavoro dei volontari: tutti insieme per ridare SPERANZA e non solo…
 


 


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